io quando avevo vent’anni avevo sonno.


Situazioni in cui le scarpe raccontano un concerto.

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Il nuovo disco dei Rippers SPACCA. Rilevato ieri, in quello simpatico spaccio che allestiscono i gruppi prima e/o dopo il concerto, oggi ha trovato tempo nel mio piatto, per l’occasione rispolverato.
Se ieri alla presentazione del disco qualcuno di voi era presente e mi ha intravisto mentre mi scatenavo in macabre danze, può aver pensato una di queste due cose:
1) “è un coglione”
2) “è un coglione. però almeno si diverte.”

Morale della storia, in barba a ciò, sono felice di aver sporcato le mie converse rosse e di essere un coglione*.

*in queste occasioni



le sgualdrine partoriscono sempre due volte

L’ avevo promessa. Questa volta non è mixata ma divisa pezzo per pezzo.
Buon Ascolto (e se vi piace, o anche no, lasciate un commento).

attacking the beat number ciù

01 – Reverend Beat-Man – Jesus Christ Twist
02 – The Rippers – No
03 – Come N’ Go – Baby What’s Wrong
04 – Black Lips – M.I.A.
05 – The Monsters – I’m Going Away, Girl
06 – King Automatic – I Don’t Give A Fuck
07 – The Dirtbombs – Maybe Your Baby
08 – John Schooley And His One Man Band – Drive You Faster
09 – BBQ – Hang It Up
10 – Brimstone Howl – Heart Attack
11 – Demon’s Claws – Get Together
12 – The Staggers – Eagle Surf

– DOWNLOAD IT (44 mb) –



DunaJam 2008

Il Duna Jam ha aperto la stagione dei concerti estivi cagliaritani. Di seguito trovate il report del festival riportato anche su alternatizine.com. Buona Lettura.

Si è appena concluso il DunaJAM, una settimana di concerti che ha visto alternarsi sul palco del Corto Maltese di Cagliari una serie sterminata di gruppi di stampo psichedelico, garage, punk & rock’n’roll, provenienti da Stati Uniti, Germania, Francia, UK, Danimarca, Lussemburgo e Italia.

La prima serata, svoltasi Sabato 7 Luglio, ha visto un buon riscontro di pubblico. Si saranno contate all’incirca un migliaio di presenze, numero sorprendente se si considera che ad aver ostacolato tutto ci sia stato il forte vento che ha soffiato su Cagliari per almeno dieci giorni.
I concerti, per i primi giorni del Festival, si sono tenuti al coperto sotto il tendone, e non sull’ abituale palco che si affaccia sulla spiaggia. Tutto ciò ne ha prevalso un contatto ancor più diretto tra i gruppi e il pubblico.

Colour Haze - dunaJAM

Inizio fissato per le 23, io arrivo per diversi contrattempi un’ora dopo. A mettere le prime mani sugli strumenti gli Intellectuals, trio garage punk pepato di Roma, purtroppo il “faccio giusto in tempo a…” vale solamente per vederli smontare la baracca. Era uno dei gruppi che attendevo di più. Sarà un grosso dispiacere esserseli persi.

Sconsolato, riesco a piazzarmi in prima linea per vedermi i Colour Haze, probabilmente il gruppo di punta di tutto il festival, non è un caso se nella locandina del festival presenzia proprio una foto di Stefan Koglek, chitarrista del gruppo. La band arriva da Monaco di Baviera, è attiva dal 1994 e ha sulle spalle ben 9 LP e 2 EP. Sono già venuti a suonare in Sardegna per il festival dell’anno precedente, tenutosi in Costa Verde (Oristano).

Colour Haze - DunaJAM Festival

Il loro live set è un escursione di sonorità acide, tra le cavalcate psichedeliche e i sussulti di un caldo e pacato Stefan Koglek. Ricordano Jimi Hendrix e fanno ripensare a una delle prime incarnazioni dei Motorpsycho. Faranno un signor concerto, attirando a loro anche una grossa fetta di pubblico che era lì ad assistere quasi per caso.

Il giorno successivo segna un calo di presenze, probabilmente per via della domenica. Alla serata, dopo la proposta fatta dal sottoscritto all’organizzazione, viene aggiunto un dj set prima e dopo i concerti.

I gruppi ad esibirsi, per ordine di orario, sono i Rock’n’Roll Adventure Kids e i Baby Woodrose.
I primi sono una divertente coppia chitarra/batteria che arriva dalla Oakland californiana. Raccolgono il rock’n’roll e il rhytmn’n’blues dei primi anni ’50 trasformandoli in una selvaggia miscela di garage’n’roll. In scaletta anche degli omaggi a Link Wray, Chuck Berry e al povero Bo Diddley, scomparso nei giorni scorsi.

Rock'n'Roll Adventure Kids - DunaJAM

I danesi Baby Woodrose sono un bel viaggio psichedelico, anch’essi in tre come i Colour Haze, hanno però meno affinità acide e più intrusioni melodiche. Si presentano in ritardo, durante l’esibizione del primo gruppo, ciò gli impedirà di testare per bene gli strumenti. Un veloce soundcheck a pochi minuti dall’inizio del concerto non basterà a risolvere qualche piccolo problema d’audio, soprattutto di voce, che solo col proseguo del concerto si sistemerà.
Tra le altre cose vi è l’assenza delle tastiere, un elemento che caratterizzava molti dei loro pezzi.

Baby Woodrose with Birra - DunaJAM

Spettinano il pubblico e fanno gridare al rock’n’roll più puro. In tanti si ricorderanno le evoluzioni di chitarra del leader Lorenzo Woodrose, ma i più attenti si ricorderanno anche le sue mutande particolarmente “giovani”, difficili da immaginare su un rocker rozzo e baffuto.

Finisce il concerto, segue il dj set del sottoscritto e poi tutti a casa.

Lunedì aprono le danze i Dyse, un funambolico e imprevedibile duo math-rock che si presenta con un abbigliamento particolare: entrambi portano addosso delle improbabili magliette artigianali che sono per una metà camicie e per l’altra metà magliette appunto. A parer mio, per affrontarli bisognava porsi nella maniera giusta. Il pubblico del Corto Maltese è vago e vario, sarebbe stato difficile, per chi non aveva orecchio, apprezzarli. Mi troverò invece smentito: i Dyse coinvolgono anche i più lontani corpi estranei. Sperimentano al limite: tra continui cambi di tempo e sessioni vorticose spiazzano i presenti. Mi hanno ricordato i That Fucking Tank, una sorta di versione più minimalista dei Don Caballero. Sorprendenti.

Seguono gli Staggers, gruppo austriaco che non si discosta molto dall’ondata garage Eighties stile Fuzztones. Sei elementi dotati di una splendida tastierista, due chitarre, un bassista, un batterista e un cantante decisamente fuori dagli schemi. Una nevrotica scarica di adrenalina rock’n’roll si riversa
sull’ambiente. Il leader “Wild” Evel tiene benissimo il pubblico, domandolo con le urla e le sue pose da paura. Non negano un bis che il pubblico non tarda a richiedere.

Martedì, Mercoledì e Giovedì mi assento perdendo gruppi come i britannici Hipshakes e il francese King Automatic. Oltre alla mia assenza, inizieranno ad assentarsi altri gruppi, ciò impegnerà l’organizzazione a chiamare i Minipli e i cagliaritani Rippers.

The Rippers - DunaJAM 2008

Proprio i Rippers aprono la serata di venerdì, divisa con i Josiah, e questa volta sul palco che si affaccia sulla spiaggia. La band garage aggiunge poco o nulla ai suoi live precedenti, forse c’è l’impressione di vederli meno cattivi del solito, come quando il cantante (Ripper IV) prendeva l’asta del microfono e la sbatteva continuamente sul legno del pavimento o del palco, spaccando delle volte tutto.
Spaccan comunque più di quanto abbian fatto alcuni gruppi di fuori. Vedi i successivi Josiah.

I Josiah, appunto, dicevamo: gruppo stoner, suoneranno per soli quaranta minuti, stancheranno ben presto e deluderanno i presenti. Non penso sia questione di gusti o generi, credo abbia coinciso la poca movenza sul palco dei componenti del gruppo. Un’esibizione un po troppo fredda e pacata.

Josiah - DunaJAM 2008

La serata non finisce dopo il concerto, seguirà infatti un dj set che spettinerà e fara ballare parecchia gente, componenti dei gruppi inclusi. Soddisfazioni.

Sabato sarà la mia ultima serata, ma non del festival che terminerà invece di domenica. Suonano il trio dei Black Time e i lussemburghesi John McAsskill. Su questi ultimi in realtà non sono sicuro del nome, perchè per una serie di rinvii e cambi di programma c’è stato un mutamento continuo al calendario degli eventi. Se comunque il mio intuito non sbaglia penso di aver assistito a loro.

Black Time - dunaJAM 2008

Per i Black Time si tratta di un gradito ritorno. Tornano in Sardegna dopo infatti due anni. La formazione è rimastata immutata, con i soliti tre elementi che vedono la presenza di una batteria, una chitarra semiacustica e un basso elettrico. Gruppo da attitudine punk, ma non si soffermano a questo genere, probabilmente non ci badano nemmeno. Piuttosto pensano a divertirsi facendo quel che gli pare sul palco, scambiandosi a un certo punto, anche gli strumenti (il chitarrista è andato al basso, la bassista alla batteria e il batterista è andato alla chitarra). Oltre ai vecchi pezzi proporranno anche qualcosa del nuovo 45 giri e una cover al pluriomaggiato Bo Diddley.

Black Time - dunaJAM

I John McAsskill invece facevano qualcosa, che non riassumibile nella vaghissima e inutile etichetta dell’indie-rock, è paragonabile agli Yeah Yeah Yeahs più blandi. Han fatto ballare un po tutti, meno che me…stufo dopo già venti minuti di concerto.

Termina una bella settimana di concerti, e un festival che si spera venga riproposto per l’anno prossimo.
Mickey Mouse plays R'N'RThe Rippers - DunaJAM 2008The Rippers - DunaJAM 2008Black Time - dunaJAM
altre foto su FLICKR



meno tre

finalmente.
piccolo assaggio d’estate questo fine settimana a Montevecchio, frazione di Guspini (Medio Campidano):
musica. di quella figa.
pubblico. di quello figo.
palcoscenico naturale. di quelli fighi.

oggetto del piacere sarà questo:

A Beatiful Mine Music Festival

info: www.rockit.it/minefestival oppure www.hereistay.com