io quando avevo vent’anni avevo sonno.


stavo dimenticando! OGGI! QUESTA NOTTE!

MOLTO brevemente: myawesomemixtape+mynerdpride+lacatus+granfarabuttloopman.
tostoini+eisenauer.
captainbls+alexis+coccy+quory.
organizzato da onrepeatnetwork.
calypso. poetto. caGLIari. yo!

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post di inizio luglio
luglio 10, 2009, 4:08 am
Filed under: gigs, musica | Tag: , , , ,

ultimamente sono mmmolto impegnato con le foto. per non farvi rimanere a bocca asciutta: vermillion sands al poetto:
Troubles in my way.
Vermillion Sands, live @ Calypso. 02.07.09.



DunaJam 2008

Il Duna Jam ha aperto la stagione dei concerti estivi cagliaritani. Di seguito trovate il report del festival riportato anche su alternatizine.com. Buona Lettura.

Si è appena concluso il DunaJAM, una settimana di concerti che ha visto alternarsi sul palco del Corto Maltese di Cagliari una serie sterminata di gruppi di stampo psichedelico, garage, punk & rock’n’roll, provenienti da Stati Uniti, Germania, Francia, UK, Danimarca, Lussemburgo e Italia.

La prima serata, svoltasi Sabato 7 Luglio, ha visto un buon riscontro di pubblico. Si saranno contate all’incirca un migliaio di presenze, numero sorprendente se si considera che ad aver ostacolato tutto ci sia stato il forte vento che ha soffiato su Cagliari per almeno dieci giorni.
I concerti, per i primi giorni del Festival, si sono tenuti al coperto sotto il tendone, e non sull’ abituale palco che si affaccia sulla spiaggia. Tutto ciò ne ha prevalso un contatto ancor più diretto tra i gruppi e il pubblico.

Colour Haze - dunaJAM

Inizio fissato per le 23, io arrivo per diversi contrattempi un’ora dopo. A mettere le prime mani sugli strumenti gli Intellectuals, trio garage punk pepato di Roma, purtroppo il “faccio giusto in tempo a…” vale solamente per vederli smontare la baracca. Era uno dei gruppi che attendevo di più. Sarà un grosso dispiacere esserseli persi.

Sconsolato, riesco a piazzarmi in prima linea per vedermi i Colour Haze, probabilmente il gruppo di punta di tutto il festival, non è un caso se nella locandina del festival presenzia proprio una foto di Stefan Koglek, chitarrista del gruppo. La band arriva da Monaco di Baviera, è attiva dal 1994 e ha sulle spalle ben 9 LP e 2 EP. Sono già venuti a suonare in Sardegna per il festival dell’anno precedente, tenutosi in Costa Verde (Oristano).

Colour Haze - DunaJAM Festival

Il loro live set è un escursione di sonorità acide, tra le cavalcate psichedeliche e i sussulti di un caldo e pacato Stefan Koglek. Ricordano Jimi Hendrix e fanno ripensare a una delle prime incarnazioni dei Motorpsycho. Faranno un signor concerto, attirando a loro anche una grossa fetta di pubblico che era lì ad assistere quasi per caso.

Il giorno successivo segna un calo di presenze, probabilmente per via della domenica. Alla serata, dopo la proposta fatta dal sottoscritto all’organizzazione, viene aggiunto un dj set prima e dopo i concerti.

I gruppi ad esibirsi, per ordine di orario, sono i Rock’n’Roll Adventure Kids e i Baby Woodrose.
I primi sono una divertente coppia chitarra/batteria che arriva dalla Oakland californiana. Raccolgono il rock’n’roll e il rhytmn’n’blues dei primi anni ’50 trasformandoli in una selvaggia miscela di garage’n’roll. In scaletta anche degli omaggi a Link Wray, Chuck Berry e al povero Bo Diddley, scomparso nei giorni scorsi.

Rock'n'Roll Adventure Kids - DunaJAM

I danesi Baby Woodrose sono un bel viaggio psichedelico, anch’essi in tre come i Colour Haze, hanno però meno affinità acide e più intrusioni melodiche. Si presentano in ritardo, durante l’esibizione del primo gruppo, ciò gli impedirà di testare per bene gli strumenti. Un veloce soundcheck a pochi minuti dall’inizio del concerto non basterà a risolvere qualche piccolo problema d’audio, soprattutto di voce, che solo col proseguo del concerto si sistemerà.
Tra le altre cose vi è l’assenza delle tastiere, un elemento che caratterizzava molti dei loro pezzi.

Baby Woodrose with Birra - DunaJAM

Spettinano il pubblico e fanno gridare al rock’n’roll più puro. In tanti si ricorderanno le evoluzioni di chitarra del leader Lorenzo Woodrose, ma i più attenti si ricorderanno anche le sue mutande particolarmente “giovani”, difficili da immaginare su un rocker rozzo e baffuto.

Finisce il concerto, segue il dj set del sottoscritto e poi tutti a casa.

Lunedì aprono le danze i Dyse, un funambolico e imprevedibile duo math-rock che si presenta con un abbigliamento particolare: entrambi portano addosso delle improbabili magliette artigianali che sono per una metà camicie e per l’altra metà magliette appunto. A parer mio, per affrontarli bisognava porsi nella maniera giusta. Il pubblico del Corto Maltese è vago e vario, sarebbe stato difficile, per chi non aveva orecchio, apprezzarli. Mi troverò invece smentito: i Dyse coinvolgono anche i più lontani corpi estranei. Sperimentano al limite: tra continui cambi di tempo e sessioni vorticose spiazzano i presenti. Mi hanno ricordato i That Fucking Tank, una sorta di versione più minimalista dei Don Caballero. Sorprendenti.

Seguono gli Staggers, gruppo austriaco che non si discosta molto dall’ondata garage Eighties stile Fuzztones. Sei elementi dotati di una splendida tastierista, due chitarre, un bassista, un batterista e un cantante decisamente fuori dagli schemi. Una nevrotica scarica di adrenalina rock’n’roll si riversa
sull’ambiente. Il leader “Wild” Evel tiene benissimo il pubblico, domandolo con le urla e le sue pose da paura. Non negano un bis che il pubblico non tarda a richiedere.

Martedì, Mercoledì e Giovedì mi assento perdendo gruppi come i britannici Hipshakes e il francese King Automatic. Oltre alla mia assenza, inizieranno ad assentarsi altri gruppi, ciò impegnerà l’organizzazione a chiamare i Minipli e i cagliaritani Rippers.

The Rippers - DunaJAM 2008

Proprio i Rippers aprono la serata di venerdì, divisa con i Josiah, e questa volta sul palco che si affaccia sulla spiaggia. La band garage aggiunge poco o nulla ai suoi live precedenti, forse c’è l’impressione di vederli meno cattivi del solito, come quando il cantante (Ripper IV) prendeva l’asta del microfono e la sbatteva continuamente sul legno del pavimento o del palco, spaccando delle volte tutto.
Spaccan comunque più di quanto abbian fatto alcuni gruppi di fuori. Vedi i successivi Josiah.

I Josiah, appunto, dicevamo: gruppo stoner, suoneranno per soli quaranta minuti, stancheranno ben presto e deluderanno i presenti. Non penso sia questione di gusti o generi, credo abbia coinciso la poca movenza sul palco dei componenti del gruppo. Un’esibizione un po troppo fredda e pacata.

Josiah - DunaJAM 2008

La serata non finisce dopo il concerto, seguirà infatti un dj set che spettinerà e fara ballare parecchia gente, componenti dei gruppi inclusi. Soddisfazioni.

Sabato sarà la mia ultima serata, ma non del festival che terminerà invece di domenica. Suonano il trio dei Black Time e i lussemburghesi John McAsskill. Su questi ultimi in realtà non sono sicuro del nome, perchè per una serie di rinvii e cambi di programma c’è stato un mutamento continuo al calendario degli eventi. Se comunque il mio intuito non sbaglia penso di aver assistito a loro.

Black Time - dunaJAM 2008

Per i Black Time si tratta di un gradito ritorno. Tornano in Sardegna dopo infatti due anni. La formazione è rimastata immutata, con i soliti tre elementi che vedono la presenza di una batteria, una chitarra semiacustica e un basso elettrico. Gruppo da attitudine punk, ma non si soffermano a questo genere, probabilmente non ci badano nemmeno. Piuttosto pensano a divertirsi facendo quel che gli pare sul palco, scambiandosi a un certo punto, anche gli strumenti (il chitarrista è andato al basso, la bassista alla batteria e il batterista è andato alla chitarra). Oltre ai vecchi pezzi proporranno anche qualcosa del nuovo 45 giri e una cover al pluriomaggiato Bo Diddley.

Black Time - dunaJAM

I John McAsskill invece facevano qualcosa, che non riassumibile nella vaghissima e inutile etichetta dell’indie-rock, è paragonabile agli Yeah Yeah Yeahs più blandi. Han fatto ballare un po tutti, meno che me…stufo dopo già venti minuti di concerto.

Termina una bella settimana di concerti, e un festival che si spera venga riproposto per l’anno prossimo.
Mickey Mouse plays R'N'RThe Rippers - DunaJAM 2008The Rippers - DunaJAM 2008Black Time - dunaJAM
altre foto su FLICKR



Roba da leccarsi i baffi

Domenica ero al Corto Maltese per la seconda giornata del DunaJAM. C’erano i Rock’n’Roll Adventure Kids e i Baby Woodrose. Partendo con l’iniziare a parlare brevemente degli ultimi, dico che avevo ascoltato giusto due album qualche mese fa, non li avevo poi così tanto schifati, ma non credo di aver mai salvato un loro pezzo nel mio lettore mp3, lasciandoli quindi negli archivi impolverati del mio hard disk.

Baby Woodrose - DunaJAM 2008

Hanno suonato dignitosamente, niente da rimproverare, piacevoli con il loro suono psichedelico/70’s, niente comunque che non abbia già visto o sentito prima, niente di imperdibile insomma.
Tutt’altro che imperdibili invece le mutande del chitarrista panzone, qualcosa che i presenti non scorderanno facilmente.

Dei R’N’R Adventure Kids invece sapevo solo che erano in due e che venivano da Oakland, ma come molti sanno…ci saranno almeno una decina di Oakland sparse per gli States, più la citta neozelandese Auckland e qualche altra costruita con i mattoncini Lego sparsa per il mondo…

Rock'n'Roll Adventure Kids - DunaJAM

Anche loro, non fanno niente che non abbia mai sentito prima, ma divertono quanto sanno fare gruppi come King Khan & BBQ e Black Lips, fanno muovere il culo con quel sano garage-punk’n’roll che strizza l’occhio alle raccolte nuggets, a Link Wray, a Chuck Berry e a Bo Diddley. A quest’ultimo, scomparso negli scorsi giorni, il cantante baffuto dedicherà pure un pezzo.

A post-concerto, durante il dj set del sottoscritto, c’è pure un’allegro scambio di battute col batterista che mi regalerà pure il 45 giri. Grandi gioie per me.

Rock'n'Roll Adventure Kids - DunaJAM 2008



Trifogliati

Della Serie: Tempo da perdere.

Pareva divertente e l’ho fatto anch’io. Il Gioco consiste nel crearsi un proprio fanta-festival con a disposizione 100.000 euro e una sfilza di gruppi da scegliere, italiani e stranieri. Questa è la mia locandina.

Nel frattempo, come annunciato, ieri è iniziato il DunaJam a Cagliari. Io c’ero, ho scattato foto e per la prossima settimana dovrei tirare fuori anche un report di tutto ciò che ho visto. Ho perso gli Intellectuals (madonna me) ma mi son gustato i psichedelici, trippici, biblici Colour Haze.

Colour Haze - DunaJAM Festival

Colour Haze - DunaJAM Festival

Stasera si replica, perciò dopo Germania-Polonia tutti a vedersi i Baby Woodrose e Rock’n’Roll Adventure Kids. A seguire dj set del sottoscritto.



inizia il DunaJAM

Da domani, per una settimana, il Corto Maltese e il Poetto si vestiranno di garage, punk, rocchenroll e psychedelia. It’s un obbligo esserci.

Io, come sempre senza passaggio per il rientro, spero di trovare qualcuno sul posto che mi possa direttamente riportare a casa a fine-serata. Altrimenti primo pulman del mattino.
Obiettivo primario: Esserci per i Black Time (Sabato 14).

Pagina dell’evento su Last.fm
Myspace



…quando finirai gli esami andremo a vedere Dente con la macchina

essì. porcamadonna mi son perso Dente. Devo iniziare a farmene una ragione e ricucirmi la ferita.
Marco lavorava fino alle 18.30 e ciò non ci ha permesso di arrivare a Guspini per le 19… ora in cui dovrebbe essere iniziato il festival. Ma partiamo da capo.

Partiamo da quel di Cagliari intorno alle 18.45, siamo in tre. Marco, io e la mia macchina fotografica.
“Cacchio, ma ce la faremo ad arrivare prima che inizi?”
“Si tranquillo…in un’oretta siamo lì”
Ripenso ai gruppi in programma e faccio un breve calcolo.

7 gruppi ad esibirsi. Fine della Festa, ipotizziamo, verso le 3.
Se ogni gruppo suona un’ora, ok, è perfetto, si inizia alle 20.

In macchina:
Si parla in macchina…si parla di quale losco o ingenuo locale che potrebbe necessitare di due giovini dj.
In realtà tutto ciò ora non c’entra niente [a proposito: si dice centra, per via del verbo centrare (dal vocabolo centro o UDC) o si dice c’entra? (perchè ci entra nell’argomento). vabbe’, lascio a voi la sentenza].
Dicevamo…ah si tutto ciò non centrava niente, ma era bello parlare di ciò che accadeva in macchina.
Prima di arrivare facciamo anche una piccola scorta di wafer (?!?) e birra. Rigorosamente Ichnusa.

Arriviamo, non ci fanno passare le birre, che in un modo o nell’altro riusciremo comunque a bere nel proseguo della serata.

Mentre acquisto il biglietto alla cassa, le mie orecchie sentono delle prime vibrazioni: Plasma Expander.
Ci affrettiamo ed entriamo.

Plasma Expander, aprono loro? a mio malsano intendimento si…in realtà ha aperto Dente, notizia che mi è giunta la prima volta a metà serata, dalla bocca di Jimi, bassista dei Sikitikis. Merda.
Altra notizia è che non suoneranno neanche i Nerve Central, gruppo di Villacidro.
Un vero peccato, perchè anche questi non li avevo ancora visti.

Dicevamo…ah si, i Plasma Expander. Di loro ho un ricordo fresco fresco…Essendomeli visti cinque giorni prima al Grillo Parlante di Cagliari. Power Trio Rumoroso. Eclettico. Dannato. Intrigante.
Non è un reato se dico che un po mi ricordano gli Slint e i Don Caballero.
Le chitarre sono le vere protagoniste, sembra che siano loro a suonare e possedere i due Luca Muntoni e Fabio Cerina (si, il Fabio Cerina dei Bron Y Aur). Alla batteria manco a dirlo…uno a caso: Andrea Siddu. In Sardegna, lo sappiamo, la vera truffa è che in un gruppo su due ci suona Siddu.

Luca Muntoni, Plasma Expander Fabio Cerina, Plasma Expander

Finiti i Plasma. Inizia la sete. Dunque: Birra!
Non male, i prezzi sono abbastanza onesti. Una 0,50 viene 3 euro.
Non come quei 5 euro per una birra all’Italia Wave del 2007.
Non come la birra all’Alcatraz di Milano. 6 euro.

Poi.
Salgono sul palco i cagliaritani Rippers, band garage che, Sardegna a parte, è presente più in Europa e negli States, piuttosto che qua, nel nostro mai-così-tanto-amato scarpone.
Cazzate. In realtà qui in Italia suonano, e anche parecchio. Soltanto che non se li caga (quasi) nessuno.
E non perchè non meritino. Ma perchè qui in Italia non siamo pronti. Anzi non sono pronti.
Eppure è Garage. E’ Rock. E’ il genere più immediato per far muovere il culo sotto il palco.
E poi suonano strumenti in “carne”, mica stanno a maneggiare stupidi sintetizzatori. (respect comunque per questi).
Fanno tutti i froci e i fighetti con l’indie e la new rave, giusto perchè va di moda e per il resto? Per il resto non c’è spazio. Perchè siamo nel paese della moda. E la moda è più una legge che un gusto.

Ripper IV, The Rippers The Rippers @ Mine Festival

Tornando ai Rippers. I Rippers sono una band coi controcazzi e i controcoglioni. Tirati, Bastardi, Belli e Incazzati. Picchiano sugli strumenti. E la miscela è quella buona, quella che ti fa muovere testa e shakerare il sederino.

Ripper I, The Rippers Ripper III, The Rippers

Terminati i Rippers faccio una capatina al bagno. Sono fiero di aver scelto l’attimo giusto, esco dal bagno, noto la fila che nel frattempo non si è triplicata…di più. Non vado oltre perchè di matematica ne studio fin troppa. Dico solo che mi ricorda quello a cui sono abituato quando vado in mensa (chiaramente dopo le 13).

Ripper III, The Rippers The Rippers @ Mine Festival

Se volete venire un giorno in mensa con me, mandatemi una mail.

Nel frattempo mi arriva la notizia che Dente ha già suonato…ma almeno mi consolo del fatto che sul palco appaiono magicamente i Rosolina Mar.
E così, Io, come un essere rapito da una navicella di alieni, mi riavvicino magicamente al Palco.

Sui Rosolina Mar potrei dire in parte ciò che ho già detto prima dei Plasma Expander, non a caso sono prodotti entrambi dalla Wallace. Non voglio etichettarli. Anche perchè sono uno di quei gruppi inclassificabili. Per paraculaggine direi un banalissimo “Post Rock”.

Overdose Abuso di Rocchenroll

Ma qui c’è di tutto. Psichedelia. Noise. Funk. Math. Scimmie.
Si, ho detto proprio scimmie. Perchè i Rosolina Mar ti “scimmiano”. Manco te ne rendi conto e potresti rimanere travolto dalle onde vorticose che escono fuori dagli amplificatori.

Andrea Belfi, Rosolina Mar @ Mine Festival Rosolina Mar @ Mine Festival

Sul palco poi sono uno spettacolo. Bruno ed Enrico che si rincorrono, intrecciano. Uno allunga e l’altro prepara e innesta la rimonta. Recupera, segue, detta e tiene i tempi Andrea Belfi (che ha all’attivo un paio di dischi solisti, nonchè collaborazioni importanti come quella con Mattia Coletti, nei Christa Pfangen).

Acqua Alta nella Bassa Enrico Zambon, Rosolina Mar

Sempre più caratteristici i Sikitikis: Surf e Beat impastati col Noise. Che non si offendano se li definisco una band Crossover, d’altronde il termine sta a significare un incontro tra due o più generi.

Jimi, Sikitikis @ Mine Festival Diablo, Sikitikis @ Mine Festival

C’è una certa attesa per la prima in Sardegna del 2008 (Showcase di Marzo escluso).
Qualcuno si chiede che fine abbia fatto il percussionista, Nic Pedroni. Ad essere nostalgici… in effetti manca, tutto ciò comunque concretizza ed espone meglio il gruppo. Il Moog e Hammond di Zico risaltano, il basso di Jimi scuote.

Sikitikis @ Mine Festival Jimi, Sikitikis @ Mine Festival

Delizia la cover a sorpresa di Kylie Minogue, che in realtà non è neanche più una sorpresa dato che è già un mesetto che la stanno proponendo. Pezzo scicchettoso, a un primo ascolto pensi a una cosa ironica e punto…e invece spacca, che ne nasca qualcosa in futuro?

Ultimo gruppo sul palco del venerdì festivalgioioso è il Teatro degli Orrori.

Teatro degli Orrori Pierpaolo, Teatro degli Orrori

Agli arnesi del mestiere ex-membri dei One Dimensional Man e Super Elastic Bubble Platic. Dirige bene, come può farlo un diavolo, Pierpaolo Capovilla, a cui ogni tanto dedico qualche riflessione come quella che mi fa pensare che lui la sua anima l’abbia venduta veramente al diavolo.
Schizofrenico, Psicopatico, Irrequieto. Sembra possegga il pubblico.

Teatro degli Orrori Gionata, Teatro degli Orrori

Grida scagliate contro l’amore e il cielo.
L’amore l’amore mancato, l’amore nostalgico e l’amore sconfitto.
Escono. Tanto rumore e tanta nostalgia anche in me.
Ci ridedicano il bis. Scontato?…no. necessario e sacro, cazzo.

Teatro degli Orrori Cadere via, volare giù...

Ho visto la miglior rock band italiana del momento (Il Teatro degli Orrori) e ho visto la mia band italiana preferita (Rosolina Mar).

Bella location. Bella gente. Bella Musica. Festival Riuscitissimo.

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